Reggere cinque cocktail in una cena è possibile.

L’esperimento di Stefano Ciotti di food pairing alla mixologia è andato a buon fine. Se avesse scelto un mixologist diverso da Oscar Quagliarini probabilmente staremmo ancora vagando per il lungomare di Pesaro.

Stefano Ciotti, di cui vi avevamo già raccontato qui, Oscar Quagliarini e Longplate. Da questo triplete di cucina, cocktail e design è venuto fuori un evento molto nostrano. Stefano ha pensato ai piatti e Oscar ha distillato tutto il suo estro per un percorso degustazione di drink che ha esaltato l’abbinamento senza stendere nessuno.

Oscar Quagliarini è una della creature mixologiche più note della sua generazione. Basta citare solo alcuni dei posti dove la sua scia di aromi ha inebriato i beventi: Juleps, Pravda, Lacerba, Zinc in Italia e Gocce e Grazie a Parigi. Mentre al nostro tavolo molto variopinto ascoltavamo la storia di Massimo Mancini e del suo pastificio, www.pastamancini.com, che sorge in mezzo al campo di grano, i piatti di Ciotti scorrevano su 45 e 33 giri producendo soavi armonie nei nostri palati.

Il sushi di pane è stata una rivisitazione nostrana del famoso nighiri nipponico. Pancotto aromatizzato in vari modi faceva da base a pesce freschissimo. Leccia e tonno quelli che abbiamo apprezzato di più. A questo piatto un cocktail senza ghiaccio servito in flute: un gin tonic senz’altro un gin tonic ma senza il colpo secco di alcool a cui siamo abituati. Magia. Oltra a essere un fine mixologist, Quagliarini è anche un fine psicologo. Perché ha saputo motivare tutti noi seduti che sì, se il tasso – anche alcolico – dei cocktail era quello, potevamo veramente farcela ad arrivare in fondo.

Poi ci è rotolata davanti la palla di pomodoro edibile, omaggio di Ciotti alla sfera del celebre Pomodoro che sorge a 50 mt di distanza dall’ingresso del ristorante. Burratina tiepida glassata al pomodoro, porri risottati e mantecati e tartufo bianco. Per questo piatto poca contemplazione, molta assuefazione. Un monumento accompagnato da un altro monumento, come il drink a base di Vecchio Samperi, il Marsala di Marco de Bartoli. Lo show è proseguito con una splendida mazzola arrostita, cavolfiori, castagne e puntarelle. Servita su longplate da portata, è stato il piatto che abbiamo preferito, con il cocktail che abbiamo amato di più, l’amouamer, a base di vermut bianco e bitter al miele di castagno.

La fine? Purtroppo è arrivata, ma almeno è stata dolce. Aveva l’aspetto di un sorbetto alla pera, mousse al cioccolato, sale, olio e camomilla. Un dolce salato che si è sposato perfettamente con la chiusura di Quagliarini a base di Cognac. Serate così, in cui varie arti fanno jam session, se ne vivono ancora troppo poche.

 

Credits foto: Amaneraphoto