Viva il Perù, abbasso l’Expo.

Siamo stati a cena da Daniel Canzian, a Milano, e siamo stati vittime di contaminazione. Quella da Expo non ci ha scosso. Quella da Perù molto. No, non come una canzone di Mina cantata da Nek.

Anche sfruttare un trend è un’arte.

Expo è uno di questi, qualcosa che continuerà a generare contenuti e dibattiti fino alle fine dell’anno e anche di più.
A Daniel ha inspirato un risotto ecumenico che abbiamo assaggiato in una calda serata di fine luglio.
Base riso classicissimo al parmigiano, ma affumicato al tè verde.
Sopra, una tripla speziatura in polvere – curry, tè nero e paprika – per dare vita a un ibrido di culture palatali.
Mantecatura non perfettamente riuscita, almeno quella del riso. Quella dei popoli alla grande.

L’influsso di Expo non è stato l’unico che abbiamo respirato quella sera.
E neanche il più forte. Ciò che in questo periodo sta veramente segnando l’esperienza del patron e chef Daniel Canzian è il Perù.
Per mesi ha cucinato a 4 mani con grandi chef peruviani, come Gaston Acurio e Virgilio Martinez,
volati a Milano con la sponsorizzazione ufficiale dell’ambasciata dello stato sudamericano.
Probabilmente si deve a Expo anche quest’occasione.

Tuttavia, piatto canta, il Perù ha influito su Daniel più in profondità, spingendolo a mettersi alla prova piuttosto che – semplicemente – a rendere omaggio a qualcosa.

Quando incontri qualcun altro, qualcuno che lavora con alle spalle una tradizione diversa dalla tua, che usa materie prime diverse dalle tue.

Cosa fai?

Prima lo accogli nella tua cucina e lo ascolti.
Poi guardi ai tuoi piatti, alle tue manipolazioni e lasci che quello che hai visto, dia luce qualcosa di nuovo.

Daniel l’ha fatto con la ceviche, un altro trend culinario che ci sta invadendo come il sushi qualche anno fa. Ha preso tonno, branzino e avocado e li ha tagliati a cubetti.
Metà dei cubetti di branzino li ha aromatizzati allo zafferano.
Poi ha ricavato una crema gialla dall’unione del fumetto di pesce con il peperoncino amarillo, una qualità di quelle che non ti stendono, che non stendono il piatto,
ma che aprono il palato. Infine ha fatto il designer ed ha assemblato i cubetti in un cubo più grande, appoggiandolo sulla crema.

Un piatto da moltissimi like, non solo per l’homedecor, che avremmo mangiato a ripetizione e perfettamente accompagnato dal Verdicchio Terre Silvate di Dottori.

Daniel avrà altre cartucce peruviane da trasmetterci? E soprattutto, che diavolo di musica fanno in Perù?

P:S: Seduto al tavolo di fianco al nostro c’era Tony Mantuano, chef del Ristorante Spiaggia di Chicago.
Non abbiamo parlato di cucina ma della nostra maglietta che riportava un bellissimo, e nel suo genere hipterissimo, tatoo di un celebre artista-tatuatore milanese.

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